Benvenuti in Vallarsa!

 

 

Il museo, articolato in due strutture, accoglie numerosi oggetti della vita quotidiana, del lavoro agricolo ed artigianale della civiltà contadina dei primi anni del XX secolo.

Il molino di Arlanch è stato restaurato nel 2015 ed ora è una sezione del museo etnografico.

Il Museo

Il museo etnografico della Vallarsa si presenta in due strutture distinte molto particolari. Una, nella ex scuola elementare, con la ricostruzione di alcuni ambienti suggestivi, offre la possibilità di addentrarsi nella storia di una civiltà che il ‘900 ha appena sfiorato.

 

L’aula scolastica con i rustici banchi di legno, la lavagna nera di ardesia, l’abbecedario per il primo accostamento all’apprendimento del leggere e dello scrivere, richiama alla mente la gioia dello stare insieme.

 

 

La cucina è il luogo preminente per l’incontro della famiglia. Con il focolare aperto e tanti utensili che servono alla preparazione dei piatti tipici, l’acquaio con i rami e la gerla per attingere l’acqua dal pozzo, la madia per la conservazione delle farine, l’arredo semplice, ma essenziale.

 

 

 

Nella camera il letto di un tempo, il materasso imbottito con le brattee del granoturco, i lettini e le culle, la biancheria profumata di bucato e ornata di pizzi opera delle mani che curavano la bellezza della casa, fanno intendere un vivere semplice ma dignitoso della famiglia contadina.

 

 

 

Le attività artigianali, quali il “casello”, il calzolaio e il falegname, trovano il loro spazio, perché nell’ambito dell’attività contadina, nel loro insieme, costituiscono un essenziale sostentamento nella vita della comunità.

 

 

 

La struttura dedicata alla sezione agricola si presenta con una disposizione che richiama l’attività specifica del mondo agricolo secondo la stagione:

         

 

 

il lavoro dei campi in primavera, l’alpeggio e la mietitura in estate, la viticoltura e la vendemmia in autunno, ed infine il lavoro del bosco in inverno, fino a ricordare con i suoi “anghiri” il tempo della fluitazione del legname lungo il torrente Leno.

 

L’attrezzatura per la filatura del lino, della lana e della canapa, offre l’approccio alla conoscenza degli antichi strumenti in uso che hanno fatto parte della storia e della vita stessa.

 

L’aia adiacente si colora di festa in occasione
di manifestazioni e di incontri culturali.

Il Molino di Arlanch

 Il torrente Leno e i suoi affluenti hanno da sempre costituito la fonte energetica per il funzionamento dei molini, dellesegherie e delle fucine.
All’inizio del XX secolo, da Camposilvano a Spino, erano presenti undici molini. Il “molino di Arlanch” è l’unico tipico esemplare appartenuto alla Civiltà Contadina della Vallarsa. Esso conserva inalterata la struttura idonea allo sfruttamento dell’energia idrica per la macinazione dei cereali prodotti nella Valle.
E’ la testimonianza dell’ingegno e della tecnologia che nel corso dei secoli si sono sempre più perfezionati, anche nei minimi particolari, impiegando le conoscenze, le risorse tecniche e i materiali disponibili, al fine di rendere sempre meno faticosa  l’opera dell’uomo.

 

 

 

 

Sulla chiave di volta dell’arco in pietra del portone è riportata la data 1768.
Su una mola è inciso “1830” e su un perno di legno è scolpito “1896”.

 

L’acqua raccolta a monte, viene condotta da una canaletta alle ruote in legno che vengono fatte girare per trasmettere il movimento di rotazione all’interno.
I macchinari (tramoggia, mole, buratto e ventilabro) vengono mossi tramite gli ingranaggi e le pulegge. La produzione giornaliera è di circa due quintali (frumento, granoturco, grano saraceno, orzo).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La famiglia Arlanch è proprietaria del manufatto fin dalla sua costruzione.
Il molino ha lavorato fino al 1962.

Nel maggio del 2015 il molino è stato restaurato e così è tornato a funzionare.
E’ una sezione del Museo Etnografico e fa parte dell’offerta culturale del Museo.

 

 

video dal minuto 12.50