1999 – La scuola in Vallarsa

La scuola in Vallarsa

Tracce di storia dell’istruzione in Valle
Parlare di scuola e di istruzione nella storia della Vallarsa vuol dire, non solo, parlare della realtà del Trentino-Alto-Adige in genere, ma vuol dire anche tornare indietro di appena due secoli o poco più, poiché prima di allora nessuno pensava a scuole pubbliche o istruzione che non fossero riservate solo ai più ricchi e benestanti.
Il popolo era fondamentalmente analfabeta. La classe più agiata degli aristocratici trentini poteva mandare i propri figli a studiare a Salisburgo dove l’Arcivescovo Paride Lodron aveva fondato, nel 1645, il Collegio Mariano e, nel 1653, il Collegio Rupertino.
Era comunque pensiero diffuso il ritenere la scuola una cosa non necessaria tanto è vero che anche quella pubblica, agli inizi, era poco frequentata poiché si reputava che servisse solo a sottrarre braccia al lavoro.
Le coscienze della gente sono, fortunatamente, cambiate nel giro di pochi decenni, ma il mondo dell’ istruzione ha sempre sollevato grandi problematiche, anche ai giorni nostri che viviamo nell’era del progresso telematico.
Questo perché alla scuola sarà sempre riservato uno dei livelli più elevati nella scala di quei fattori determinanti lo sviluppo delle società…
Ciò era ben risaputo anche dall’ Imperatrice Maria Teresa d’Austria che concepì la scuola come strumento per regnare educando i propri sudditi ad essere fedeli alla monarchia e al governo.

La scuola attraverso i secoli
Le più antiche testimonianze scritte a proposito di attività scolastiche in Vallarsa risalgono alla metà del Settecento grazie alle Sacre Visite Pastorali volute dalla Diocesi di Trento nella Pieve di Lizzana alla cui giurisdizione era soggetta pure la parrocchia di Vallarsa.
Dalla relazione del Curato in merito alla visita promossa dal Vescovo Leopoldo Ernesto Firmiam, il 21 maggio del 1750, alla parrocchia di Vallarsa, emerge un ottimo quadro della situazione scolastica di quei tempi.
Il Curato stesso riporta la dichiarazione di un sacerdote presente nella sua cura:

“Circa quattro anni ho studiato la morale e quivi e in Trento sotto il Padre Maestri Staidl e qualcosa studio tutt’ora ma non molto essendo occupaio ad insegnare ai ragazzi a leggere e scrivere”

E poi aggiunge:

”in quanto alla scuola nessuna osservazione eè da fare riguardo ai fanciulli. Tutti insegnano eccettuati il Rev.do Don Bartolomeo Rippa e Domenico Costa.
In verità poco i maestri insegnano, meno apprendono i fanciulli; come viene lamentato quasi nulla viene dato ai genitori e ai docenti”.

Il clero dunque fu la prima istituzione ad occuparsi  dell’organizzazione scolastica di tipo privato e fondata sul rapporto famiglia e docente. Non c’era una scuola per le ragazze
Ogni località della valle, dove era presente una Chiesa e, quindi, la casa del Sacerdote maestro, vi era anche una scuola dove, a proprie spese, i genitori potevano mandare i figli a studiare. Ma, per varie cause, prime fra tutte la povertà e, quindi la necessità di mandare anche i più piccoli nel bosco o in campagna a lavorare, le scuole di allora non furono mai affollate.
La vera organizzatrice dell’istruzione pubblica fu Maria Teresa d’Austria e la riforma scolastica da essa voluta con il decreto di corte del 12 febbraio 1774, divulgato poi in tutte le regioni governate dall‘ Impero, fra le quali anche il Tirolo Meridionale e l’ annesso Trentino. La scuola austriaca divenne il modello della scuola pubblica statale con tutti i suoi pregi nell’ elevare l’ istruzione dei popoli, ma anche con i suoi limiti nell’ infondere in essi uno spirito di elevazione al trono ed obbedienza.
Forse proprio in seguito a questa ordinanza del 1774, la Comunità di Vallarsa fu indotta, due anni più tardi, ad emanare, a sua volta, un decreto di regola datato 22 settembre 1776. Tale documento rappresenta, oggi, la più antica testimonianza dell’ intervento della Comunità in materia d’ insegnamento e organizzazione scolastica.

 

Regola del 22 settembre del 1776

“…fu parirnente esposto che l’illmo sig. Capitanio desidera e vuole che le Comunità sborsi annualmente Fiorini 30 all‘ anno ad un religiaso che insegni allii ragazzi a scrivere e leggere. Il che bene inteso fu ordinato che il Rev.mo signor Arciprete si trovi un religioso che abbi la confessione e che debba insegnare alle creature…”.

Secondo una statistica sulle scuole nel circolo “ai confini italiani”, per l’ anno 1785/86, in Vallarsa (facente parte del distretto di Rovereto) vi erano 4 maestri, 145 ragazzi frequentanti, 40 ragazzi non frequentanti, 160 ragazze non frequentanti. Le ragazze non andavano a scuola.
Dal 1813 al 1815 vi erano quattro scuole: ad Albaredo, dove insegnavano Don Giuseppe Zochio e poi Don Paolo Tomedi Cappellano esposto; a Bruni, dove insegnava Domenico Rippa; a Matasson, (dove insegnava Don Simone Noriller; a Dosso il cui maestro era il Cappellano esposto Don Giovanni Costa Raoss.
Essi erano tutti maestri approvati dall’ autorità ecclesiastica diocesana, poiché cosi doveva essere, e venivano pagati dal Comune con 26 o 27 Fiorini l’ anno. Solamente dopo il 1815 ricevettero dal Fondo Scolastico erariale: Albaredo, 31 f.; Bruni, 48 f.: Matasson, 38 f.; Dosso, 34 f.
L’ insegnamento della religione impegnava la maggior parte delle ore di scuola… I testi, inoltre, erano rigorosamente unici, in lingua italiana e prescritti dalle autorità di governo. Il Marchesani di Rovereto era l’ unico stampatore autorizzato del Trentino, il quale era tenuto a fornire gratuitamente i libri per gli scolari più poveri.
Interessanti sono i verbali dell’Ispezione Scolastica operata da Rosmini nel 1855 nella sua qualità di Ispettore Distrettuale, e conservati nell’Archivio della Canonica Arcipretale di San Marco in Rovereto.
Dei 27 Protocolli denominati “Scuole”, sei riguardano quelle di Vallarsa e più precisamente le scuole di Albaredo, Matassone, S.Anna, Bruni, Camposilvano, Parrocchia. Mentre non fu ritrovato il verbale della scuola di Dosso.
Quasi tutti i locali scolastici erano le Canoniche prese in affitto dal Comune, oppure, come a Parrocchia, appartenevano al Comune stesso.
I docenti erano il Curato, il Cappellano o il Sacerdote, e le scuole erano tutte promiscuo vale a dire che le ragazze frequentavano assieme ai ragazzi. Proprio per questo motivo il Rosmini, a conclusione dell’Ispezione, fece notare la necessità di avere una maestra senza la quale le

“…fanciulle non avrebbero potuto apprendere i lavori donneschi che formano una parte principalissima della femminile educazione”.

La scuola in tempo di guerra e l’era fascista

Agli inizi del 1900 i ragazzi di Vallarsa frequentavano, a seconda del paese dove abitavano le seguenti scuole: Raossi, alla cui scuola si recavano anche i ragazzi di Piazza, Corte e Costa; Valmorbia; Anghebeni, frequentata anche dagli scolari di Foxi e Sottoriva; Parrocchia, frequentata anche dagli scolari di Piano, Speccheri, Canove, Pezzati e Bastianello; S. Anna, alla cui scuola si recavano gli alunni di Arlanch, Staineri, Aste, Fonana e Nave, Camposilvano; Obra, e gli scolari di Ometto; Riva, dove si recavano anche gli scolari di Bruni, Cumerlotti e Cuneghi; Matassone, e gli scolari di Zanolli; Albaredo.
Durante la Grande Guerra rimasero chiuse le scuole di Valmorbia, di Anghebeni, di Albaredo, di Matassone e di S.Anna, mentre ad Arlanch e ad Aste vennero adattati due edifici per accogliere rispettivamente 75 e 32 alunni.
Dai registri scolastici risulta che durante il primo anno di guerra (1915/16) in Vallarsa frequentavano 271 alunni, 12 dei quali provenivano da Rovereto.

”Ancora nella primavera 1919 furono riaperte le scuole. Esse sono divise in dieci dirigenze scolastiche con 15 classi e precisamente con 669 scolari… Le scuole di Riva, Anghebeni, Valborbia ed Albaredo sono riaperte in una baracca, dove durante il periodo invernale hanno trovato parecchie volte l’inchiostro agghiacciato nei calamai e spesso gli insegnanti hanno dovuto sospendere le lezioni e lasciare gli scolari liberi di andare a casa, per il freddo eccessivo, nonostante che nelle stufe vi sia stato il fuoco continuo. Durante l‘anno scolastico 1918-19 veniva loro dala la refezione,la quale sarebbe bene venisse riattivata tantopiù che parecchi devono fare più di mezz’ora di strada per arrivare alla casa paterna. Ultimamente tutti gli scolari ricevettero un paltoncino, chi un vestito, chi un cappeo, offerti loro dal Ministero delle Terre Liberate-Ispeittorato di Trento”.

Tutte le scuole sopraelencate rimasero frequentate anche durante il periodo fascista e fin quasi ai giorni nostri. Il Ministero dell’Educazione Nazionale istituito con l’avvento dell’era fascista, si occupò di riformare la scuola pubblica. Furono stampati nuovi testi e istituite nuove materie di insegnamento il cui scopo principale era educare gli alunni ad una disciplina molto rigida e al rispetto reverenziale per le autorità; e dove la componente prima, soprattutto, era la retorica. Le scuole avevano due insegnanti: uno di grado superiore (per la terza, la quarta e la quinta classe), e uno di grado inferiore (per la prima e la seconda classe).
In una pagella dell’anno 1959-1940 della scuola elementare mista di Parrocchia, accanto alle votazioni, si leggono le seguenti materie:
“…religione, canto, disegno e bella scrittura, lettura espressiva e recitazione, ortografia, lettura ed esercizi scritti di lingna, aritmetica e contabilità, nozioni varie e cultura fascista, geografia, storia e cultura fascista, scienze fisiche e naturali e igiene, nozioni di diritto e di economia, educazione fisica, lavori donneschi e manuali, disciplina (condotta), igiene e cura della persona…”.

La forte emigrazione verso il fondo valle che ha interessato la Vallarsa nel secondo dopo guerra, ha influito negativamente sulla presenza di alunni nelle scuole disseminate in valle. Dei 669 ragazzi che frequentavano le scuole nel 1919, ve ne erano rimasti solo 107 nell’anno 1971, quando il 29 novembre del suddetto anno veniva inaugurato a Raossi di Vallarsa il nuovo Centro Scolastico.

”…una scuola, che togliendo dall’isolamento le esigue comunità scolastiche esistenti (dieci pluriclassi), pur esaltando i valori presenti nelle piccole frazioni, sapesse dare un respiro più ampio ed attuale all’orizzonte sociale ed educativo dell’esperienza scolastica… ”.

Il resto è storia di oggi, storia di computers, di lavagne luminose e libri virtuali che ci portano lontano nel mondo a conoscere l’inimmaginabile.
L’analfabetismo, di certo, è stato sconfitto e più nessuno scrive il proprio nome col segno di croce, restano però quelle gravi lacune che ci accomunano ai Paesi cosiddetti sviluppati e che hanno condotto e continuano ad indurre il popolo ad imitare modelli di vita sbagliati e disumani.

DAPOR MICHELE
Centro Studi Museo Etnografico di Vallarsa